Bike Taxi a L'Avana Vieja

L’Avana, 6 del mattino. Sono sveglio in cucina e mi sto godendo un bicchiere d’acqua gelata al buio, davanti alla finestra aperta. Se guardo di fronte a me vedo la fiancata grigia del prossimo isolato. 

Tre piani sotto c’è il ground zero di qualcosa che forse esisteva un tempo o forse no. Un cortile stretto e lungo ricoperto di detriti e rifiuti di ogni genere. Qualche gatto secco si aggira in cerca di cibo. L’aria è immobile. Sono già sudato. 

Mi volto e per poco non mi viene un infarto. Nel buio, a un metro da me è apparsa l’ombra di un uomo. Un fantasma alto, grosso, silenzioso, scuro. Non so da quanto mi stia fissando, so solo che ora sta soffocando dalle risate. 

“Why are you so scared? I’m not a spirit, I’m not vodoo!”

È Pepe, il padrone di casa piu` pazzo del mondo.

“Fuck you Pepe!”

Siamo a Cuba da poco piu` di 30 ore, ma in un solo lunghissimo giorno l’Avana ci ha gia` risucchiati.

Come al solito i criteri folli di Alessandra ci hanno messi in una situazione assurda. Per capirci: ha scelto la sistemazione di arrivo cercando su Booking solo stanze con le imposte alle finestre, perché non può tollerare che la luce del sole la svegli al mattino. 

A nulla è servito farle notare che in almeno due viaggi questa strategia ci ha condotti dritti all’inferno (un giorno scriverò un pezzo sugli ostelli di merda da cui siamo dovuti fuggire a gambe levate).

Ma non questa volta.

Grazie alle imposte siamo finiti in una casa particular nel cuore de L’Avana Vieja, gestita da Pepe e dal suo compagno José. Un posto magico.

La casa e` di per sé uno spettacolo. Arredata interamente con mobili antichi recuperati in strada da Pepe e ristrutturati da José, vi catapulta negli anni ’50 senza ricorrere ai cliché. Solo il tocco unico e libero di questa coppia geniale.

La nostra stanza si affaccia su una terrazza (dove sto scrivendo ora) che dà sui tetti in rovina de l’Avana Vieja. Siamo davvero nel cuore del centro, a 5/10 minuti a piedi da Plaza Vieja, Plaza des Armas, Capitolio, Plaza de la Catedral, Parque Central. E dal mare.

Ma la terrazza più bella è al piano di sopra. Un piccolo miracolo di ingegneria botanica. José e` letteralmente un inventore di piante. Si aggira tra le macerie nei cortili e sui tetti delle case circostanti in cerca di radici, germogli, pietre e altri elementi utili a dare vita ai suoi bonsai e ad altre creazioni.

José, ci spiega Pepe, sa fare praticamente tutto. E’ architetto, muratore, botanico, giardiniere, stilista, sarto, arredatore, restauratore, pittore, cuoco (ce lo dimostrerà quella sera stessa). Una mente completa, che unisce visione, gusto e progettualità a un’innata abilità manuale grazie alla quale può realizzare qualsiasi cosa: mobili, quadri, pavimenti, giardini, innesti, bonsai e addirittura vestiti da sposa e spettacolari torte di matrimonio (Pepe ci mostra ciò che José è riuscito a fare per un’amica).

Ci aggiriamo ammirati nel suo regno con vista sui tetti de L’Avana. Siamo finiti in un covo di artisti, nel senso puro del termine. Puro talento speso nel realizzare bellezza di cui circondarsi. 

Come se non bastasse, parlando con Pepe scopriamo che il fratello maggiore di José era tra gli uomini di fiducia di Fidel. La madre di José, un’autentica rivoluzionaria: nel ’58, all’età di quattordici anni combatteva sulle montagne della baia di Santiago, al fianco di Fidel e Raul. Me la trovo lì sul divanetto insieme a suo figlio mentre cerco di capire come collegarmi al wifi. Una ridanciana e giovanile signora di sessantaquattro anni. Ci rimedio una carezza e un tenero apprezzamento per i miei capelli ricci.

Considerando che gli uomini di Castro sulle montagne erano circa 300 e l’attuale popolazione di L’Avana conta sui 4 milioni di abitanti, non so quante probabilità ci fossero di incontrare una rivoluzionaria originale nelle prime 30 ore di permanenza in città. 

Potere delle imposte.

José ha un’espressività incredibile. I suoi occhi grandi e vividi non stanno mai fermi e parlano al posto della voce per la maggior parte del tempo. Possiede il carisma di una timidezza solo apparente.

Pepe canta spesso ad alta voce, invece. É chiassoso, curioso, divertente, irriverente. Ride, scherza, fa domande, racconta. Voleva fare il cantante. E’ stato sposato due volte. Suo figlio non gli parla da quando ha scoperto che il padre é gay. 

Anche José ha un figlio, gay anche lui.

Scopriremo più avanti che anche se l’omossessualità a Cuba non è illegale e l’Avana è oggi piuttosto gay friendly, invece in provincia l’omofobia è un problema tutt’altro che superato, soprattutto per la forte presenza cattolica nel Paese.

Comunque a un certo punto ci troviamo a questa cena in cui siamo noi, Pepe, José, il figlio di José con il suo compagno, un simpatico tour operator tedesco di nome Mario che frequenta la casa da vent’anni e una vicina di casa con una figlia dodicenne che pare canti molto bene ma non vuole esibirsi, nonostante Pepe le dia il tormento per convincerla.

La vicina di casa, scopriremo il giorno dopo, ha scontato quattro anni di galera (su una condanna di otto) per aver rubato un pollo. 

Quella bambina ha vissuto un terzo della sua vita senza sua madre per colpa di un pollo.

A Cuba e’ davvero “dura lex, sed lex”.

Sono una famiglia. Si percepisce forte. L’intesa, la complicità, la vicinanza. Si prendono cura gli uni degli altri. Ci fanno sentire a casa.

Ridiamo, ascoltiamo musica, facciamo rumore. Il rumore e la musica a l’Avana non sono caratteristici: sono necessari. Due sono le medicine naturali contro la sofferenza. Quella pericolosa e’ il rum. Quella innocua e’ la salsa.

Grazie alla salsa onnipresente, tagliamo ovunque a fette allegria, affetto, calore umano.

Jose` e Pepe hanno entrambi 55 anni. Alla loro eta’, ci spiega Mario, a Cuba sei ormai vecchio, inutile, finito. Loro sono tutto il contrario: giovani, vivi e soprattutto liberi, nonostante tutto.

Nonostante l’embargo, la povertà, la dittatura, le ingiustizie sociali (ad esempio l’arricchimento di Raul Castro e dei suoi generali). Dal crollo dell’URSS in avanti i cubani sono diventati poverissimi.

Che cosa intendo con “poverissimi”?

Questo e’ un argomento interessante che ha ridefinito istantaneamente il nostro concetto di povertà. Provo a riassumerlo in poche righe.

Uno degli stipendi più alti a Cuba e’ di 50 cuc al mese. Un chirurgo, ad esempio, uno che opera a cuore aperto e salva vite umane, guadagna 50 cuc. L’equivalente di 50 dollari al mese. 

Lavori meno qualificati prevedono anche stipendi da 20 o 10 cuc al mese.

Voi direte ok, e’ ridicolo, ma quanto vuoi che costi la vita laggiù? 

Qui viene il bello: tantissimo. Una cosa senza senso. Da non farsene un’idea.

Esempi: shampoo 3cuc. Passata di pomodoro 3 cuc. Cena al ristorante 25/30 cuc. Un gelato 3 cuc. Un mojito 6/7 cuc.

Rapportiamolo all’Italia. 

Immaginate di guadagnare 1000 euro al mese, ma lo shampoo costa 300 euro, una birra 500 euro e una pizza tra amici 2000 euro.

Per andare a cena fuori dovreste risparmiare un anno e avere un computer sarebbe quel sogno pazzo che non realizzerete mai. A meno di riuscire a mettere da parte 80/100k euro senza morire di fame.

Ecco spiegato perché capita che qualcuno rubi un pollo. 

Ecco perché l’allegria, la musica, la famiglia da queste parti acquistano un ruolo cruciale. 

Ed ecco perché per gli ingenui turisti appena sbarcati in città è facile incappare in piccole truffe, non molto diverse dai nostri celebri “pacchi” napoletani. 

Una l’abbiamo vissuta durante il nostro primo giorno a l’Avana, come una sorta di rito iniziatico. Un cosiddetto “marginal”, uno dei pochi cubani senza lavoro, è riuscito ad appiopparci 10 sigari cohiba esplendidos (gli stessi che fumava Fidel) per 50 cuc. Ovviamente falsi.

Lo ha fatto con una tale abilità oratoria e in maniera cosí convincente da farci sentire in colpa per avergli dato “solo” 50 cuc (ricordiamo: lo stipendio mensile di un medico).

Quel maledetto di Pepe ci ha sfottuti fino allo sfinimento.

Nel momento in cui scrivo siamo a Cuba da quattro giorni. Stiamo per partire per Trinidad, verso la costa sud centrale dell’isola e quanto avete letto fin qui non riguarda che le nostre prime 48 ore a l’Avana. 

In 48 ore abbiamo già vissuto e imparato così tanto. 

Capita sempre cosi’ nei veri paesi ricchi. Quei paesi in cui la ricchezza non ha niente a che vedere col denaro.