Musandam: tra i cormorani e i pirati

Musandam: tra i cormorani e i pirati

Il surreale spettacolo dei pirati che lavorano all’alba in Musandam.

KHASAB. Questa mattina mi sono svegliato alle sei, ora locale. Adesso che scrivo sono passate circa tre ore e mi trovo su una terrazza di legno affacciata sullo stretto di Hormuz, ipnotizzato da una nuvola di cormorani che si addensa sul porto all’arrivo dei primi motoscafi dall’Iran. C’è una quiete magica e solitaria. La foto l’ho scattata un’oretta fa placando il calore nella piscina dell’hotel. Oltre la barriera di scogli si intravede una linea bianca frastagliata di hangar e capannoni.

Al mattino presto l’exclave omanita sullo stretto di Hormuz brulica di contrabbandieri.

Ieri Sakka, il tunisino che ci ha accompagnati con il dhow a vedere i delfini e le altre meraviglie dei fiordi del Musandam, ci ha spiegato che da quei capannoni parte la merce per l’Iran: principalmente pecore, sigarette, tappeti e apparecchiature elettroniche. Parte legalmente (e quasi non tassata) dall’Oman e arriva in Iran, a sessanta km di stretto da qui, dove sarà rivenduta a un prezzo sei o sette volte più alto. “Sono commercianti” dice Sakka, sapendo di utilizzare un eufemismo perché la parola giusta é contrabbando.

Quindi, ciò che in questo preciso momento sto osservando, sono le manovre mattutine, che fino a ieri non capivamo, dei contrabbandieri iraniani che a circa centro metri da noi caricano interi greggi sui camion diretti alle barche. Tutto questo con la perfetta inadeguatezza di essere il solo sveglio (con gli addetti pakistani alle pulizie) in un resort da sogno, cullato dal battito d’ali dei cormorani, dal gorgoglio dell’acqua, l’eco lontana degli scafi e le urla dei contrabbandieri spezzate dall’aria bollente.

Questo pomeriggio lasceremo il Musandam e partiremo per raggiungere Dubai in macchina, a tre ore da qui. E al sesto giorno di viaggio mi tornano in mente le fatidiche, forse premurose, abituali domande che sempre ci vengono e ci verranno poste prima di ogni partenza: “Ma siete sicuri? Ma che ci andate a fare in quei paesi là? Non avete paura? Ma il Salento no?”  No, direi che va bene così.

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