Teheran: attenti alle effusioni

Teheran: attenti alle effusioni

Baciarsi a Teheran potrebbe causare qualche problema con la “polizia morale”.

Vi racconterò prima o poi di come abbiamo conosciuto Hesam durante l’attraversamento doganale più traumatico di sempre. E’ il ragazzo che nella foto parla al telefono dietro di noi. Oggi ha scorrazzato i suoi friends of god* per Teheran fino a questo ponte magnifico sospeso sulla macchia verde che cresce tra la Teheran del sud e quella del nord.

L’Iran sta cambiando, ma molto lentamente.

Hesam ci ha detto che le regole del clero, come il velo per le donne o il divieto di effusioni in pubblico sono roba buona forse per i musulmani di due secoli fa, ma non c’è più giovane oggi in Iran che le senta proprie. Nella sua autoradio suonava un ottimo rap underground vietato nelle radio pubbliche e per non intristirci non gli abbiamo detto che a Tabriz qualche giorno fa siamo stati freddati da un poliziotto truce e col mitra alla cintola perché ci era scappato di darci un bacio di sfuggita: a volte basta un attimo di distrazione e ci dimentichiamo che non si può.

Poco più tardi, il ponte ci dava una vista doppia e magnifica sulla città. La gente passeggiava serena sospesa sull’inquinamento di uno dei traffici più infernali del pianeta che da lì si allontanava innocuo e distante. Hesam ci faceva ridere e sentire protetti. Eravamo così sereni e soprattutto non si vedeva nemmeno l’ombra di un poliziotto. Così abbiamo rischiato brutto con questo selfie quasi porno.

Ricordatevi che la polizia in Iran risponde al clero, non allo Stato.

In generale l’Iran non è un Paese pericolo, ma è bene fare attenzione perché le effusioni pubbliche considerate normali nel mondo occidentale (un bacio, una carezza, camminare abbracciati), non sono culturalmente accettate. Sebbene esista un margine di comprensione e tolleranza verso i turisti, è comunque preferibile non farsi richiamare dalle forze dell’ordine.

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